Visioni

VISIONI – opere ultime di Massimo Centaro

Personale di Massimo Centaro
a cura di Nora Kersh

Massimo Centaro, 1958, figlio del pittore e fotografo Orazio Centaro, si misura con l’immagine a partire dall’infanzia. Dalle prime esperienze, la sua pittura è sempre il racconto di una conquista, la fatica di un’esperienza. Espone dagli anni ’80 in Sicilia, sua terra d’origine, a Roma e poi nel viterbese. Si trasferisce a Sutri, dove con Bebi Spina e Nora Kersh collabora da sempre nelle attività della Galleria Irtus.
Illuminati dalla foglia d’oro e d’argento questi ultimi lavori percorrono la strada del super visibile: le donne sono madonne e gli uomini portatori di attributi spaziali. Le figure familiari sono evocate in una assoluta mancanza di somiglianza, immancabilmente casuale. L’esplosione di gestualità informale riporta alla via astratta e visionaria dell’artista, un linguaggio pittorico concreto, catarticamente comunicativo. Tiziana Rivoni

Ritratti di Marmo

RITRATTI DI MARMO_dal Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano a Roma di DAVID BENEDETTI

Mostra fotografica di David Benedetti
a cura di Tiziana Rivoni e David Benedetti


Il patrimonio scultoreo romano è immenso, e in alcuni luoghi particolarmente concentrato e intenso. Quello che ci accoglie al Museo Nazionale Romano è una moltitudine, un popolo.
Immagini nel marmo, raffigurazioni di personaggi più o meno illustri, la cui storia forse ci è ignota, ma non di meno ne ignoriamo la presenza. Una presenza fisica e metafisica. C’è il carattere della persona ritratta e la fisiognomicità inconscia dello scultore, c’è il marmo e chi lo ha affrontato con capacità e strumenti sempre più appropriati, c’è il tempo che si aggiunge alla superficie e lavora magari sulla forma con mutilazioni più o meno opportune. E c’è poi la storia che si racconta nella loro fissità. Una fissità secolare, che conserva nella pietra il peso di un passato glorioso ma anche dei molti sguardi sostenuti.
Provarsi a ritrarre tali corpi di marmo, per un fotografo non è quindi meno impegnativo e coinvolgente che ritrarre altri corpi nostri contemporanei. E la scultura poi, è un’arte tridimensionale che impone un vero rapporto fisico: ci si gira intorno, ci si guarda, ci si tocca, e si guarda di nuovo, si aspetta pure il tempo che si muove intorno anche lui. È da questa attesa che sono nati i Ritratti di Marmo di David Benedetti. Traccia fotografica di questa esperienza di contemporaneità tra noi e loro, così come solo nell’arte succede. Tiziana Rivoni

OBLIQUA

16.11.2019_OBLIQUA_presso la Irtus Gallery

Una deroga alla verticale – La non verticale – Non solo simmetria – Non solo verticale – Oltre la verticale – Oltre la simmetria – Convergenze

“Amo la simmetria, l’ordine e il limite, amo la geometria, la razionalità e la struttura verticale, ma contemporaneamente, di quanto in quanto, ho voluto creare opere dove l’obliquità più o meno accennata rende più dinamiche le forme.
Questa esposizione comprende opere realizzate circa cinquanta anni fa, “le variazioni sulla forma quadrata”, e altre più recenti, le “costruzioni progressive”, che oltre ad essere asimmetriche, rappresentano un incontro, una idea di congiunzione tra l’alto e il basso, tra entità collegate con il “fuori”, un mondo altro da cui forse provengono.
Le forme, spesso molto colorate, con le loro geometrie vogliono razionalizzare uno spazio caotico, informe, rendendolo più positivo ed adatto alla vita.
La linea obliqua appare anche nelle opere della serie “la nascita e la spirale”, finora mai esposte. Qui svolge la funzione di collegamento tra la materia e lo spirito. Lo spazio informe è riempito da particelle circolari o semi circolari, molecole che un giorno si aggregheranno per formare altre entità.
Anche se ho abbandonato la simmetria ho comunque sempre cercato di inserire ordine e limite.”
Giovanni Carpentieri

FRAMMENTI SCENOGRAFICI

FRAMMENTI SCENOGRAFICI_i volti per Il Casanova di Federico Fellini di GIANTITO BURCHIELLARO

Giantito Burchiellaro è un premiato scenografo che già nelle prime collaborazioni entra in contatto con Federico Fellini in Giulietta degli spiriti, nel 1965.
Circa dieci anni dopo, dal 1973 al 1976, lavora come direttore artistico nel film Il Casanova di Federico Fellini. Interamente girato in studio dove tutto è costruito e raccontato in una visione onirica, una visione interiore della realtà, secondo lo stesso Fellini “non c’è racconto, ma una serie di visioni della realtà che si ricompone in tanti quadri senza un senso, perché il protagonista è incapace di darglielo. Questa incoerente serie di quadri, questo vuoto narrativo, ci riguarda, ci si impone, come ci riguarda l’immagine di questo italiano sempre pronto a porsi sulla scena e che resta costantemente al di fuori dei mutamenti storici che davvero contano.”
Ogni anacronismo figurativo è dunque ben motivato da concrete relazioni con la società contemporanea e nulla sembra stonare agli occhi e alla mente dello spettatore, che può riconoscere in ciò che vede lo spessore onirico, e dunque ancora più perturbante, di una favola profondamente morale. 

In questa mostra sarà esposta solo una parte dell’immenso lavoro dietro la nascita di un film, o meglio in questo caso di un capolavoro. Saranno esposte delle cianografie, stampe da lucido di una parte dei numerosi disegni, studi sui personaggi del film realizzati dalla squadra di scenografi e costumisti di Danilo Donati. La creazione dei caratteri fisionomici, del carattere iconografico di ogni personaggio prima ancora di ricercarlo nel casting. Sono studi storici sui costumi, sulle acconciature, sulle maschere e sul carnevale a Venezia, ma più ancora la costruzione icastica e psicologica dei personaggi, figuri che nelle loro caratterizzazioni diventano maschere, caricature di loro stessi.

C’è poi lei, Venusia, di cui saranno esposti dei bozzetti scenografici su carta da spolvero e delle riproduzioni in scala, creata dallo stesso Burchiellaro, dea della luna, regina del carnevale, maschera, e come molte maschere piena di attributi e di significati, di preghiere e di buon auspici.   Tiziana Rivoni

Ricordano Bebi

15.06.2019_RICORDANDO BEBI SPINA_presso la Irtus Gallery

Questo 15 giugno s’inaugura la mostra commemorativa di Bebi Spina, pittore e co-fondatore della Galleria Irtus in via E. Agneni 16, a Sutri, a pochi mesi dalla sua morte avvenuta a ottobre scorso.
Bebi era un artista moderno, un pittore astratto che si è spinto a sperimentare in varie direzioni durante la sua lunga carriera.
Nel 1964 ha vinto una borsa di studio negli Stati Uniti alla MacDowell Colony, una colonia di artisti a Peterborough nel New Hampshire, dove ha trascorso 11 anni partecipando alla vita artistica e vincendo numerosi premi prima del suo ritorno in Italia nel 1975.
I suoi quadri fanno parte di importanti collezioni sia in Italia che all’estero.
In questa mostra, oltre a materiali audiovisivi, sarà esposta una selezione di sue opere pittoriche dove più si materializza la sua straordinaria capacità inventiva di forme, ora dalla fluidità organica, ora dal rigore e dalla precisione geometrica, senza che tra le due ci sia mai una netta separazione, e dove è il colore la vera essenza estetica, la potenza esplosiva che nella pittura trascende qualsiasi forma.
Nora Kersh

NORA KERSH

NORA KERSH _ 11.05.2019 presso la Irtus Gallery

– Nora Kersh realizza acquerelli dalle pezzature di colore straordinariamente felici. L’idea naturalistica di prati, cieli e acque visti come al caleidoscopio nei tagli e negli incastri, appaiono come astrazioni con colori di una leggerezza straordinaria. Nel tempo, il senso architettonico e il mescolamento o compenetrazione di natura e struttura si è acuito. La pittrice impone impaginazioni perfette e l’effetto complessivo è quello di uno squarcio verso lontananze da colmare, ma anche senso della restituzione di materie diverse attraverso una grande felicità cromatica. –  Enzo Bilardello